Riabilitazione del Pavimento Pelvico

 

 

La riabilitazione del pavimento pelvico è una pratica clinica con una lunga storia ma solo da pochi anni ha avuto, perlomeno in italia, una accelerazione del suo processo di diffusione: perché?

Tra i principali motivi vi è il fatto che tutta la sfera del pavimento pelvico e ciò che ne concerne, quindi organi genitali, apparato riproduttivo e escretore risultano essere ancora un tabù. Facci caso, difficilmente si sente parlare di problematiche fisiche durante i rapporti sessuali, di perdite di urina dopo aver partorito, o di dolori durante il ciclo mestruale.

Sicuramente questo è dato dal fatto che si tratta di argomenti intimi, ma allo stesso tempo la poca informazione condanna molte persone a dei rimedi che sono solo dei palliativi, o che hanno lo scopo di “limitare i danni”, solo perché non sanno che ci potrebbe essere una soluzione definitiva o magari più completa mediante l’aiuto di un fisioterapista specializzato. Talvolta anche “solo” un programma specifico di esercizi può regalare grandi soddisfazioni!

Cosa si intende per pavimento pelvico?

Con il termine “pavimento pelvico” si fa riferimento alla superficie posta alla base del bacino. Sono stati individuati tre diversi strati muscolari che ti elenchiamo qui di seguito:

  • diaframma pelvico: che è formato dall’elevatore dell’ano, un muscolo che comprende tre diversi ventri muscolari che hanno il coccige come perno. Questi tre fasci sono ileo-coccigei, ischio-coccigei e pubo-coccigei. Questo diaframma rappresenta lo strato più profondo del pavimento pelvico;
  • diaframma urogenitale: risulta essere attraversato dall’uretra e dalla vagina e comprende il muscolo trasverso profondo del perineo e i legamenti posti tra pube e uretra. Questo diaframma, se visto in sezione anatomica assomiglia ad un triangolo che ha per base una linea immaginaria che collega le due tuberosità degli ischi, i lati sono le due branche ischio pubiche e vertono verso la sinfisi pubica;
  • area superficiale degli sfinteri: è costituita di 4 porzioni muscolari:

– muscolo costrittore della vagina;

– muscolo trasverso superficiale del perineo;

– muscolo ischio-cavernoso;

– muscolo sfintere dell’ano.

Riabilitazione del pavimento pelvico, in cosa consiste?

Prima di tutto ci teniamo a sfatare un mito: la riabilitazione del pavimento pelvico non riguarda solo le donne ma anche gli uomini. Tra le caratteristiche principali c’è infatti il trattamento, la prevenzione e la cura di condizioni di incontinenza sia essa fecale o urinaria che possono essere presenti sia nel sesso femminile che in quello maschile.

Il primo grande lavoro che effettua il fisioterapista in questo ambito è sicuramente utilizzare una serie di strategie che permettano al paziente di prendere coscienza della muscolatura pelvica, di conoscerla, e successivamente passare agli esercizi specifici, che possono avere allo scopo di rinforzare o rilassare la muscolatura.

Vengono utilizzati degli accessori specifici?

Durante la prima seduta il fisioterapista effettuerà un colloquio informativo specifico andando ad effettuare un’anamnesi completa del paziente per intraprendere una corretta terapia comportamentale. Durante le sedute di Riabilitazione del pavimento pelvico si può ricorrere all’ utilizzo della terapia fisica strumentale quale biofeedback che consente al paziente di vedere il grado di contrazione e rilascio della sua muscolatura pelvica attraverso uno schermo e l’utilizzo di elettrodi nella cavità vaginale o anale. Si può utilizzare in caso di dolore anche una stimolazione elettrica antalgica o Tecarterapia con specifici manipoli per l’utilizzo vaginale.

In caso di ipotonia dei muscoli pelvici, invece, è possibile utilizzare elettrostimolazioni per aumentare la capacità contrattile. Durante il ciclo riabilitativo il fisioterapista utilizzerà anche accessori come i coni di kegel, per il rinforzo dei muscoli interni della vagina. Per gli esercizi propriocettivi come tavolette, palle di varie dimensioni, elastici che aiuteranno il paziente ad eseguire un allenamento più funzionale alle attività di vita quotidiana.

La riabilitazione pelvica oltre agli esercizi prevede specifiche tecniche di terapia manuale che vengono eseguite sia esternamente che internamente al pavimento pelvico.

 

Indicazioni per la riabilitazione del pavimento pelvico

Le condizioni dolorose e non, che vengono trattate con questo tipo di riabilitazione sono molte e qui di seguito elencheremo le più frequenti:

  • Incontinenza urinaria da sforzo, da urgenza o mista di cui parleremo nel dettaglio nel paragrafo successivo.
  • Incontinenza fecale.
  • Prolassi di vescica, utero, retto.
  • Dispareunia o dolore sessuale.
  • Disfunzioni sessuali.
  • Dolore pelvico cronico.

 

Incontinenza urinaria

In italia la percentuale è compresa tra l’8 e il 53% a seconda degli studi. La prevalenza di incontinenza urinaria nelle donne varia dal 10 al 40%. La prevalenza di incontinenza urinaria negli uomini sopra i 65 anni è minore rispetto alle donne. Solo il 20 % delle donne con incontinenza urinaria cerca un aiuto da un professionista sanitario.

L’incontinenza urinaria, come suggerisce il nome, è la perdita involontaria di urina e si suddivide in:

  • incontinenza urinaria da sforzo, quando la perdita involontaria di urina è presente durante gli sforzi (tossire, starnutire…)
  • incontinenza urinaria da urgenza quando la perdita involontaria di urina è accompagnata da un impellente e improcrastinabile bisogno di urinare
  • incontinenza urinaria mista quando la perdita involontaria di urina è associata ad urgenza e anche sforzi.
  • I fattori di rischio per l’incontinenza urinaria femminile sono:
  • gravidanza e parto
  • menopausa
  • invecchiamento
  • fattori iatrogeni come interventi chirurgici
  • sovrappeso
  • stazione eretta prolungata

i fattori di rischio nell’ uomo sono di tipo iatrogeno come ad esempio l’intervento chirurgico prostatico e/o uretrale.

I principi su cui e basata la riabilitazione del pavimento pelvico in caso di incontinenza urinaria sono:

  • rinforzare l’attività sfinterica uretrale e anale
  • rinforzare la muscolatura pelvica qualora venga diagnosticato un’ipotonia dei muscoli del pavimento pelvico
  • ripristinare la coordinazione e sinergia addomino-perineale
  • consigliare un adeguato e corretto comportamento minzionale.

Esercizi per il pavimento pelvico

Il perineo o pavimento pelvico è quel complesso di muscoli che sostiene tutti gli organi addominali. L’allenamento della muscolatura perineale rappresenta un’ottima strategia per combattere e prevenire molti fastidiosi disturbi, tra cui l’incontinenza urinaria. L’indebolimento dei muscoli pelvici provoca una discesa del collo della vescica; questo, a sua volta, causa un cattivo funzionamento dello sfintere interno che non riesce a rimanere chiuso in maniera soddisfacente in caso di sforzo anche minimo.

Contraete e tirate in dentro i muscoli attorno all’ano e alla vagina contemporaneamente, come se volesse trattenere la pipì. sollevandoli VERSO L’ALTO all’interno. Dovreste avvertire una sensazione di “sollevamento” ogni volta che contraete i muscoli del pavimento pelvico. Cercate di trattenere saldamente tale contrazione contando fino a 8 prima di lasciar andare e rilassarvi. Dovreste provare una distinta sensazione di “abbandono”. Ripetete l’esercizio (contrazione e sollevamento) e rilassatevi.

È importante riposarvi per circa 8 secondi tra una contrazione e l’altra. Se non riuscite a trattenere la contrazione per 8 secondi, cercate di trattenerla il più a lungo possibile. Mentre eseguite gli esercizi:

✔️non trattenete il respiro;

✔️contraete e sollevate soltanto;

✔️NON contraete le natiche;

✔️mantenete rilassate le cosce.

 

Per saperne di più leggi l’articolo completo  :

https://www.fisioterapiaitalia.com/terapie/riabilitazione-pavimento-pelvico/

 

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Endometriosi : Fisioterapia e Nutrizione

Endometriosi : Fisioterapia e Nutrizione

L’endometriosi è una malattia infiammatoria cronica caratterizzata dalla presenza di endometrio, il tessuto che riveste la cavità uterina, al di fuori dell’utero.

 Il sintomo principale è il DOLORE PELVICO, presente nel 60% dei casi, che tipicamente si manifesta durante la mestruazione, l’ovulazione e/o durante i rapporti sessuali, o come dolore pelvico cronico.

Il coinvolgimento di vescica e intestino può provocare anche dolore alla minzione e all’ evacuazione, periodi di stitichezza alternati a diarrea, sensazione di gonfiore addominale, mancato svuotamento intestinale e sindrome da affaticamento cronico.

Nel 30-35 % dei casi  l’endometriosi causa infertilità e la presenza di dolore influenza notevolmente il rapporto sessuale, diminuendo il desiderio e la qualità di vita.

ENDOMETRIOSI E PAVIMENTO PELVICO

L’endometriosi è una malattia multifattoriale in cui si combinano fattori genetici, ormonali, infiammatori ed anatomici.

Il dolore pelvico causato dall’endometriosi predispone a tre conseguenze:

  • L’iperattivazione del mastocita, vero “direttore d’orchestra” del processo infiammatorio, produce e rilascia molecole dell’infiammazione e neurotrofine come il Nerve Growth Factor (NFG).
  • Proliferazione delle fibre del dolore.
  • Iperattività del pavimento pelvico.

Ciò predispone ad un vero e proprio “circolo vizioso” in cui, la presenza di dolore crea la contrazione difensiva dei muscoli del pavimento pelvico e la proliferazione delle fibre nervose del dolore, indotta dal NFG, con una progressiva amplificazione degli stimoli dolorosi (iperalgesia).

 Il dolore durante un normale rapporto sessuale e la secchezza vaginale, provocheranno perdita del desiderio e disturbi dell’orgasmo fino al progressivo evitamento del rapporto sessuale, con importanti conseguenze sulla qualità dell’intimità fisica ed emotiva.

Un pavimento pelvico iperattivo può indurre sintomi vescicali come urgenza minzionale,  cistiti ricorrenti e peso/dolore vescicale.

Come possiamo rompere questo circolo vizioso del dolore?

L’approccio terapeutico ad una malattia invalidante come l’endometriosi è multidisciplinare, all’approccio medico e/o chirurgico è importante associare una giusta alimentazione e la Riabilitazione del Pavimento Pelvico , tramite un professionista sanitario qualificato.

La Riabilitazione del Pavimento Pelvico ha come obiettivi:

  • Ripristinare un adeguato tono del muscolo elevatore dell’ano, attraverso la terapia manuale e tecniche di rilassamento.
  • Migliorare il reclutamento muscolare e la coordinazione addomino-pelvica.
  • Ridurre la sintomatologia dolorosa tramite l’adozione di strategie comportamentali
  • Migliorare la qualità di vita della donna.

 

ENDOMETRIOSI E ALIMENTAZIONE

L’endometriosi è una patologia infiammatoria cronica a dominanza estrogenica.

Le donne che soffrono di endometriosi hanno livelli di citochine ed istamina più elevati rispetto alla norma, e presentano nel liquido peritoneale una concentrazione di PGE2 (prostaglandine) più alta dei soggetti sani. Queste sostanze sono responsabili della persistenza dello stato infiammatorio, nonché causa di una maggiore produzione di estrogeni.

In molti casi, inoltre, l’endometriosi è in comorbilità con insulino-resistenza

Come può una dieta dare beneficio?

Molti studi attestano l’importanza, nonché l’efficacia, di un piano terapeutico alimentare che si prefigge i seguenti obiettivi:

  • Diminuire lo stato infiammatorio
  • Diminuire la dolorabilità
  • Compensare carenze nutrizionali
  • Limitare problematiche di colon irritabile
  • Diminuire l’incidenza di candidosi recidivanti

 

In che modo è possibile diminuire lo stato infiammatorio e la dolorabilità?

-scegliendo grassi buoni, che garantiscano un equilibrio ottimale omega3/omega6 ;

-prediligendo alimenti a basso contenuto di acido arachidonico, essendo quest’ultimo  precursore della PGE2;

-riducendo fortemente sostanze quali glutine e caseine

-eliminando sostanze eccitanti come caffè, tè ed alcol

-aumentando il consumo di vegetali e di sostanze naturali dalle note proprietà antinfiammatorie.

Particolare attenzione va riservata al trattamento del colon irritabile, limitando fortemente, nel periodo pre-ciclo, il consumo di alcuni alimenti ricchi di FODMAP  e lavorando sul transito intestinale.

Infine, essendo l’endometriosi una patologia a dominanza estrogenica, vanno fortemente ridotti i fitoestrogeni dalla dieta ed operate scelte opportune per controllare i livelli di insulina nel sangue.

Conclusioni

L’endometriosi è una malattia benigna ma insidiosa e progressiva che colpisce circa il 15% delle donne in età fertile.

Purtroppo ancora oggi assistiamo a ritardi diagnostici che si aggirano intorno ai 9 anni.

La mestruazione dolorosa che obbliga una ragazza a letto può essere il primo sintomo di endometriosi!

 

Dott.ssa Simona Piccoli – Biologa Nutrizionista

Dott.ssa Alessandra Scarano – Fisioterapista del Pavimento Pelvico

 

endometriosi-fisioterapia-nutrizione

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La fisioterapia dermatofunzionale

La fisioterapia dermatofunzionale

Le patologie estetiche comportano varie conseguenze tra cui: l’aumento dei disturbi debilitanti e fisiologici che non sono letali, ma indubbiamente influiscono sulla qualità della vita .

Si inserisce così il concetto di fisioterapia dermatofunzionale: una branca della fisioterapia dove il fisioterapista assiste i pazienti con patologie e disfunzioni del sistema tegumentario, che è l’organo più importante del nostro corpo, poiché lo ricopre interamente.

L’obiettivo è quello di favorire il ripristino e il miglioramento di deviazioni estetiche, che influenzano direttamente l’autostima della persona e, di conseguenza, la qualità della vita.

I campi di applicazione della fisioterapia dermatofunzionale possono essere:

  • intervenire nella riabilitazione post-operatoria degli interventi di chirurgia plastica;
  • operare per la riparazione dei tessuti e ripristino della attività funzionale del sistema tegumentario;
  • utilizzando elettromedicali, secondo principi fisici precisi, vengono riorganizzate le fibre collagene, elastiche e vengono impiegati con il fine di migliorare sia la funzionalità del tessuto tegumentario sia, allo stesso tempo, migliorare il tessuto cutaneo per aumentare l’autostima del paziente stesso.

Il ruolo della fisioterapia dermatofunzionale

Negli ultimi anni la chirurgia plastica ha fatto passi da gigante in Italia, con un netto miglioramento delle tecniche chirurgiche date dall’aumento della richiesta degli interventi. Attualmente, l’Italia sta capendo l’importanza del fisioterapista in questo ambito.

La figura del fisioterapista specializzato in fisioterapia dermatofunzionale risulta molto utile nella:

  • prevenzione delle complicanze chirurgiche;
  • preparazione del derma e del tono muscolare;
  • preparazione all’intervento chirurgico.

Di solito, per ottenere un eccellente intervento, si attua una pianificazione chirurgica con l’integrazione di un team multidisciplinare che vede collaborare insieme il chirurgo plastico, medico estetico, chirurgo vascolare, medico flebologo, medico oncologo e nutrizionista con il fisioterapista dermatofunzionale.

L’importanza del fisioterapista dermatofunzionale negli interventi post-chirurgia plastica

In seguito a vari interventi l’ausilio della fisioterapia dermatofunzionale  è utilizzata per la sua provata utilità.

Vediamo in quali casi:

Liposuzione

La valutazione dermatofunzionale, nel preoperatorio, è di fondamentale importanza. Vengono analizzati gli aspetti clinici e le condizioni del derma, con la presenza di flaccidità o ipotono muscolare. Durante un periodo di 40/30 giorni pre-intervento, il fisioterapista attua un protocollo riabilitativo utile ad un adattamento del tessuto cutaneo, attraverso manovre di:

  • drenaggio linfatico metodo Godoy;
  • valutazione della nutrizione del derma con test specifici;
  • valutazione miofasciale.

Nel caso di liposuzione dell’addome, deve essere preso in considerazione anche lo stato dei muscoli addominali, della regione sopra-addominale, trattandoli prima dell’intervento chirurgico, con ginnastica ipopressiva o con test di rinforzo specifici. Nel postoperatorio le complicanze variano in base al volume di tessuto prelevato.

Il fisioterapista dermato funzionale interviene nel periodo che va dalle 72 ore ai 15 giorni post intervento. Il lavoro fisioterapico è molto importante per la prevenzione di possibili fibrosi/retrazioni del tessuto.

Mastoplastica

Il lavoro del fisioterapista dermatofunzionale nel post-chirurgico per ottenere:

  • drenaggio linfatico del seno;
  • processi posturali dolorosi, con algia della regione cervicale e scapolo-omerale. il fisioterapista dovrà preparare un protocollo riabilitativo basato su tecniche di rieducazione posturale più indicate per ogni singolo caso;
  • monitorare la ferita chirurgica, con mobilizzazioni di eventuali cicatrici interferendo, indirettamente, col risultato estetico dell’operazione chirurgica;
  • alterazione della sensibilità della regione mammaria;
  • analizzare la funzionalità respiratoria della paziente con mobilizzazioni della gabbia toracica.

Cicatrice chirurgica

La cicatrice chirurgica è un altro aspetto da non sottovalutare per la buona riuscita dell’intervento chirurgico. Il compito del fisioterapista è solamente quello di valutare il lembo chirurgico e/o cicatrice, attraverso il controllo dell’edema, lo studio delle proprietà metaboliche ed elastiche del derma e mobilizzarla secondo le proprie conoscenze.

Rinoplastica

La terapia richiesta è successiva all’intervento, con l’obiettivo di controllare l’edema. Si interviene dal 5° al 7° giorno post-intervento, con manovre di drenaggio e scorrimento della regione peri-orbicolare.

Lifting del viso

Il lavoro fisioterapico nel preoperatorio è utile per mantenere, tramite manovre fasciali, il sistema muscolare aponeurotico e metabolismo cutaneo; nel post-operatorio si ha invece il controllo dell’edema e di eventuali cicatrici cheloidi.

Si conclude affermando che il ruolo del fisioterapista, in base alle tecniche chirurgiche di rimodellamento mammario con o senza protesi, obbedisce a criteri personali di ciascun chirurgo.

 

Per saperne di più leggi l’articolo completo a cura

della Prof. Patricia Froes Mayer – SPECIALISTA in Fisioterapia Dermatofunzionale dell’Associazione Brasiliana di Fisioterapia Dermatofunzionale – ABRAFIDEF e COFFITO  

e della Dr.Ssa Laura Petrini Rossi Fisioterapista dermatofunzionale :

https://www.fisioterapiaitalia.com/blog/fisioterapia-dermatofunzionale/

 

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Riabilitazione del pavimento pelvico

Riabilitazione del pavimento pelvico

Prima di tutto ci teniamo a sfatare un mito: la riabilitazione del pavimento pelvico non riguarda solo le donne ma anche gli uomini. Tra le caratteristiche principali c’è infatti il trattamento, la prevenzione e la cura di condizioni di incontinenza sia essa fecale o urinaria che possono essere presenti sia nel sesso femminile che in quello maschile.

L’elemento che caratterizza questo aspetto della fisioterapia è sicuramento la presa di consapevolezza di questa parte del corpo, che è molto spesso sconosciuta. In effetti se ci rifletti bene la muscolatura pelvica non è visibile come quella del quadricipite, e non è possibile poter notare visivamente i progressi ottenuti durante un allenamento.

Tecniche e accessori utilizzati

Durante le sedute di Riabilitazione del pavimento pelvico si può ricorrere all’ utilizzo della terapia fisica strumentale quale biofeedback che consente al paziente di vedere il grado di contrazione e rilascio della sua muscolatura pelvica attraverso uno schermo e l’utilizzo di elettrodi nella cavità vaginale o anale. Si può utilizzare in caso di dolore anche una stimolazione elettrica antalgica o tecarterapia con specifici manipoli per l’utilizzo vaginale.

Durante il ciclo riabilitativo il fisioterapista utilizzerà anche accessori come i coni di kegel, per il rinforzo dei muscoli interni della vagina. Per gli esercizi propriocettivi come tavolette, palle di varie dimensioni, elastici che aiuteranno il paziente ad eseguire un allenamento più funzionale alle attività di vita quotidiana.

La riabilitazione pelvica oltre agli esercizi prevede specifiche tecniche di terapia manuale che vengono eseguite sia esternamente che internamente al pavimento pelvico.

Indicazioni per la riabilitazione del pavimento pelvico

Le condizioni dolorose e non, che vengono trattate con questo tipo di riabilitazione sono molte e qui di seguito elencheremo le più frequenti:

  • Incontinenza urinaria da sforzo, da urgenza o mista di cui parleremo nel dettaglio nel paragrafo successivo.
  • Incontinenza fecale.
  • Prolassi di vescica, utero, retto.
  • Dispareunia o dolore sessuale.
  • Disfunzioni sessuali.
  • Dolore pelvico cronico.

Esercizi per il pavimento pelvico

 L’allenamento della muscolatura perineale rappresenta un’ottima strategia per combattere e prevenire molti fastidiosi disturbi, tra cui l’incontinenza urinaria. L’indebolimento dei muscoli pelvici provoca una discesa del collo della vescica; questo, a sua volta, causa un cattivo funzionamento dello sfintere interno che non riesce a rimanere chiuso in maniera soddisfacente in caso di sforzo anche minimo.

 

Contraete e tirate in dentro i muscoli attorno all’ano e alla vagina contemporaneamente, come se volesse trattenere la pipì. sollevandoli VERSO L’ALTO all’interno. Dovreste avvertire una sensazione di “sollevamento” ogni volta che contraete i muscoli del pavimento pelvico. Cercate di trattenere saldamente tale contrazione contando fino a 8 prima di lasciar andare e rilassarvi. Dovreste provare una distinta sensazione di “abbandono”. Ripetete l’esercizio (contrazione e sollevamento) e rilassatevi.

 

È importante riposarvi per circa 8 secondi tra una contrazione e l’altra. Se non riuscite a trattenere la contrazione per 8 secondi, cercate di trattenerla il più a lungo possibile. Mentre eseguite gli esercizi:

 

✔️non trattenete il respiro;

 

✔️contraete e sollevate soltanto;

 

✔️NON contraete le natiche;

 

✔️mantenete rilassate le cosce.

 

Rinforzare i muscoli del perineo

Esercizio e durata:

  • Contrarre i muscoli del perineo per almeno 3-5 sec, per poi rilassarli per 6-10 sec. Il tempo di lavoro deve essere la metà del tempo di riposo, più volte al giorno.
  • Respirazione corretta: Espirare durante la contrazione e inspirare durante il rilasciamento.
  • Note all’esercizio: Per essere sicura di non coinvolgere i muscoli dell’addome e della coscia (affinché non lavorino per favorire l’emissione del flusso di urina) basta che appoggi una mano sull’addome e l’altra sulla parte interna della coscia durante l’esecuzione dell’esercizio.

 

 

Per saperne di più leggi l’articolo completo  :

https://www.fisioterapiaitalia.com/terapie/riabilitazione-pavimento-pelvico/

 

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“Periodo Rosso” e allenamento

“Periodo Rosso” e allenamento

” HO LE MESTRUAZIONI, SALTO L’ALLENAMENTO? “

I termini “ciclo mestruale” e “mestruazioni” vengono spesso adoperati come sinonimi, ma in realtà rappresentano due momenti diversi.

Con il termine ciclo mestruale si intende il periodo di tempo che va dal primo giorno di una mestruazione – primo giorno in cui vi è perdita di sangue – al primo giorno della mestruazione successiva (variabile dai 25 ai 35 giorni).

Durante il ciclo mestruale si susseguono quattro diverse fasi.

Del ciclo uterino fa parte la:

1) fase mestruale (dal primo al sesto giorno) = vi è un crollo dei livelli di estrogeni e di progesterone con conseguente sfaldamento della mucosa uterina e sanguinamento.

Del ciclo ovarico fanno parte le fasi:

2) follicolare (dal settimo al tredicesimo giorno) = una volta ricostruito l’endometrio il follicolo dominante che rimane nell’ovaio continua a maturare e l’endometrio si ricostruisce grazie alla secrezione di estrogeni;

3) ovulatoria (quattordicesimo giorno) = il follicolo produce l’ormone luteinizzante (LH) grazie al quale l’ovulo matura e viene trasportato nelle tube di Falloppio;

4) luteale (dal quindicesimo al venticinquesimo giorno) = se l’ovulo non viene fecondato il follicolo si trasforma in corpo luteo, se viene fecondato si impianta nell’utero. L’endometrio si ispessisce.

Dopo quest’ultima fase, vi è una pre-mestruale e successivamente ricomincia la fase mestruale.

Con la parola mestruazioni, invece, si intendono le vere e proprie perdite di sangue della fase mestruale del ciclo; possono durare dai 3 ai 6 giorni circa e possono essere più o meno abbondanti a seconda della persona.

 

PRINCIPALI OSTACOLI

Mal di testa, dolori diffusi, influenza degli ormoni, flusso abbondante – con conseguente abbassamento dell’emoglobina – condizionano la capacità di prestazione e il livello di stanchezza fisica riflettendosi negativamente sulla performance.

In questi casi però l’assenza dell’allenamento può agire, oltre che sull’umore, anche sul raggiungimento dei propri obiettivi; quando invece potrebbe determinare effetti positivi grazie alla produzione delle endorfine che aiutano ad alleviare la sofferenza.

 

COME GESTIRE GLI ALLENAMENTI

È stato visto che il picco di estrogeni (responsabili della riparazione muscolare) della fase follicolare la rende ottimale per allenamenti di forza, ipertrofia e resistenza. Il profilo ormonale nella fase follicolare ha un effetto positivo sulla forza, sulla capacità di metabolizzare i carboidrati e sulla tolleranza al dolore.

L’allenamento in questa fase potrà essere incentrato su sedute di forza con carichi medio alti, recuperi sopra i 2 minuti e l’impiego di esercizi che coinvolgono grandi masse muscolari.

Grazie alla presenza di ormoni anabolizzanti e maggiore sensibilità insulinica è possibile aumentare anche le sedute di allenamento settimanali rispetto ad altre fasi del ciclo.

Durante la fase ovulatoria la secrezione di estrogeno e testosterone è ai livelli massimi.

Il profilo ormonale è il più adatto per testare i massimali di forza o resistenza. Per di più, in questo particolare momento, vi è la massima capacità del sangue di saturare l’emoglobina, necessaria e fondamentale per trasportare l’ossigeno alle cellule. Da prediligere è il lavoro aerobico.

Durante la fase lutea si ha un innalzamento del progesterone a discapito dell’estrogeno, la temperatura corporea sarà più alta del normale (7%) e si avvertirà maggiore fatica durante le attività ad impegno cardiovascolare; per questo sono preferibili attività cardiovascolari a medio – basso impegno (per contrastare anche l’incremento di ritenzione idrica) e bassa intensità negli esercizi con l’utilizzo di pesi.

Un’idea potrebbe essere quella di dedicare queste giornate alla tecnica di esecutiva con carichi bassi.

Durante i giorni di flusso più intenso della fase mestruale, possono essere programmati “giorni di scarico” per consentire un recupero ottimale ed attività come pilates, yoga, camminata veloce e bicicletta.

Ovviamente queste sono indicazioni da cui trarre spunto, ma sappiamo bene che, non essendo macchine, i nostri corpi non funzionano in maniera standardizzata e bisogna quindi tener conto delle caratteristiche individuali.

È bene anche essere a conoscenza di alcuni disturbi conseguenti ad attività fisiche a volte troppo intense che interferiscono con il regolare ciclo fisiologico ed alterano il ciclo mestruale stesso:

polinomenorrea : anticipo di almeno 3 giorni;
oligomenorrea : ritardo mestruale;
amenorrea : ritardo mestruale che si protrae per almeno 3 mesi;
menorragia : mestruazione con carattere di emorragia.

 

Parlare sempre del proprio stato fisico e mentale con il vostro Personal Trainer può essere un buon espediente cosicché possa adeguare l’allenamento a quel particolare momento, che voi siate nel “Periodo Rosso” oppure no

 

Dott.ssa Francesca Vespasiano

PAGINA FACEBOOK  : Francesca Vespasiano – La Terapia del Movimento

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