Il Sistema Tonico-Posturale

Il Sistema Tonico-Posturale

 

Circa 200.000 anni fa, prima dei più sofisticati algoritmi, un sistema analogo esisteva già: il Sistema Tonico-Posturale!

Il suo compito è quello di raccogliere informazioni dal nostro ambiente esterno e interno, rielaborarle e fornire una risposta utile a contrastare la forza di gravità e le altre perturbazioni date da forze esterne.

È interessante l’analogia informatica per descrivere il sistema tonico posturale.

Esso è composto da un sistema afferente che trasmette le informazioni al nostro sistema nervoso centrale il quale, dopo averle elaborate, controlla le variazioni posturali tramite il sistema neuro-muscolare. Tale sistema, pur non essendo completamente conscio, è differente da un puro riflesso, in quanto è influenzato da apprendimento ed esercizio.

Esempi classici e quotidiani: il sistema posturale è quel sistema che ci permette di restare in piedi sull’autobus o in metropolitana; è quel sistema che ci fa camminare o correre sul prato o sulla sabbia, ecc…

Ogni gesto motorio che quotidianamente facciamo sono la risultante di informazioni che dalla periferia vanno verso il centro (cervello) in maniera bidirezionale, di apprendimento (un movimento, un gesto appreso lo facciamo anche senza esserne coscienti…), e anche di componente emozionale/psichica.

Come funziona il sistema tonico posturale?

Al sistema posturale concorrono per mantenere l’equilibrio tonico le seguenti strutture con le relative funzioni specifiche:

  • Input somatosensoriali:
    • Muscoli;
    • Visuo-oculomotori tramite la retina;
    • Vestibolari tramite gli otoliti;
    • Cute, in particolare quella del versante plantare del piede in quanto soggetta a carico e quindi in grado di riferire info sulla base d’appoggio;
  • Modulazione e coordinazione a opera del sistema nervoso centrale;
  • Output motorio:
    • Muscoli.

Quando una forza esterna o interna perturba il sistema corporeo, il nostro cervello ottiene tutte le informazioni dai suoi recettori e le elabora attraverso due distinti ma integrati circuiti (uno per il mantenimento della postura tonica, statica e uno per il mantenimento dell’equilibrio) situati a livello di tronco encefalico, cervelletto, corteccia motoria, ippocampo, formazione reticolare, nuclei vestibolari e nuclei mesencefalici oltre che di vie spinali specializzate nell’attivazione della muscolatura del tronco.

Tramite le vie discendenti, tali informazioni innescano dei meccanismi a feedforward cioè anticipatori rispetto alla perturbazione prevista e altri a feedback cioè successivi alla rivalutazione delle strategie messe in atto per preservare la postura tonica come fosse un sistema di controllo impeccabile.

Tale sistema è efficiente finché tutti i percorsi neuronali sono integri. Ovviamente, non essendo l’essere umano perfetto come su di un libro di anatomia, di fisiologia o di biomeccanica, il sistema è dotato di una certa elasticità fisiologica (non linearità del sistema) per cui, se dovessero venire meno le informazioni da uno qualsiasi dei recettori, il SNC attingerà maggiormente dagli altri sistemi per far fronte alle perturbazioni esterne e interne senza che ciò sfoci nel patologico.

Conclusione

Il sistema tonico posturale è quel sistema che si occupa di preservare la postura sia statica che dinamica desiderata, malgrado le perturbazioni interne ed esterne. La rilevazione delle perturbazioni è affidata a un sistema recettoriale complesso ed integrato composto da: retina, otoliti, cute, fusi neuromuscolari e organi muscolo-tendinei del Golgi. Tali informazioni ascendono lungo il sistema extrapiramidale, vengono elaborate da una rete neuronale integrata diffusa tra tronco encefalico, cervelletto, corteccia motoria e ippocampo influenzata da esperienza e stato emotivo. Dai centri superiori, tramite i tratti discendenti, viene indotta una risposta motoria coerente con la perturbazione subita.

È importante “informare”, “allenare” o “riabilitare” il Sistema Tonico-Posturale come una funzione importante e fondamentale per il nostro Benessere quotidiano!

Per approfondire o curare il tuo sistema…non esitare a contattarci!

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Riabilitazione del Pavimento Pelvico

Riabilitazione del Pavimento Pelvico

 

 

La riabilitazione del pavimento pelvico è una pratica clinica con una lunga storia ma solo da pochi anni ha avuto, perlomeno in italia, una accelerazione del suo processo di diffusione: perché?

Tra i principali motivi vi è il fatto che tutta la sfera del pavimento pelvico e ciò che ne concerne, quindi organi genitali, apparato riproduttivo e escretore risultano essere ancora un tabù. Facci caso, difficilmente si sente parlare di problematiche fisiche durante i rapporti sessuali, di perdite di urina dopo aver partorito, o di dolori durante il ciclo mestruale.

Sicuramente questo è dato dal fatto che si tratta di argomenti intimi, ma allo stesso tempo la poca informazione condanna molte persone a dei rimedi che sono solo dei palliativi, o che hanno lo scopo di “limitare i danni”, solo perché non sanno che ci potrebbe essere una soluzione definitiva o magari più completa mediante l’aiuto di un fisioterapista specializzato. Talvolta anche “solo” un programma specifico di esercizi può regalare grandi soddisfazioni!

Cosa si intende per pavimento pelvico?

Con il termine “pavimento pelvico” si fa riferimento alla superficie posta alla base del bacino. Sono stati individuati tre diversi strati muscolari che ti elenchiamo qui di seguito:

  • diaframma pelvico: che è formato dall’elevatore dell’ano, un muscolo che comprende tre diversi ventri muscolari che hanno il coccige come perno. Questi tre fasci sono ileo-coccigei, ischio-coccigei e pubo-coccigei. Questo diaframma rappresenta lo strato più profondo del pavimento pelvico;
  • diaframma urogenitale: risulta essere attraversato dall’uretra e dalla vagina e comprende il muscolo trasverso profondo del perineo e i legamenti posti tra pube e uretra. Questo diaframma, se visto in sezione anatomica assomiglia ad un triangolo che ha per base una linea immaginaria che collega le due tuberosità degli ischi, i lati sono le due branche ischio pubiche e vertono verso la sinfisi pubica;
  • area superficiale degli sfinteri: è costituita di 4 porzioni muscolari:

– muscolo costrittore della vagina;

– muscolo trasverso superficiale del perineo;

– muscolo ischio-cavernoso;

– muscolo sfintere dell’ano.

Riabilitazione del pavimento pelvico, in cosa consiste?

Prima di tutto ci teniamo a sfatare un mito: la riabilitazione del pavimento pelvico non riguarda solo le donne ma anche gli uomini. Tra le caratteristiche principali c’è infatti il trattamento, la prevenzione e la cura di condizioni di incontinenza sia essa fecale o urinaria che possono essere presenti sia nel sesso femminile che in quello maschile.

Il primo grande lavoro che effettua il fisioterapista in questo ambito è sicuramente utilizzare una serie di strategie che permettano al paziente di prendere coscienza della muscolatura pelvica, di conoscerla, e successivamente passare agli esercizi specifici, che possono avere allo scopo di rinforzare o rilassare la muscolatura.

Vengono utilizzati degli accessori specifici?

Durante la prima seduta il fisioterapista effettuerà un colloquio informativo specifico andando ad effettuare un’anamnesi completa del paziente per intraprendere una corretta terapia comportamentale. Durante le sedute di Riabilitazione del pavimento pelvico si può ricorrere all’ utilizzo della terapia fisica strumentale quale biofeedback che consente al paziente di vedere il grado di contrazione e rilascio della sua muscolatura pelvica attraverso uno schermo e l’utilizzo di elettrodi nella cavità vaginale o anale. Si può utilizzare in caso di dolore anche una stimolazione elettrica antalgica o Tecarterapia con specifici manipoli per l’utilizzo vaginale.

In caso di ipotonia dei muscoli pelvici, invece, è possibile utilizzare elettrostimolazioni per aumentare la capacità contrattile. Durante il ciclo riabilitativo il fisioterapista utilizzerà anche accessori come i coni di kegel, per il rinforzo dei muscoli interni della vagina. Per gli esercizi propriocettivi come tavolette, palle di varie dimensioni, elastici che aiuteranno il paziente ad eseguire un allenamento più funzionale alle attività di vita quotidiana.

La riabilitazione pelvica oltre agli esercizi prevede specifiche tecniche di terapia manuale che vengono eseguite sia esternamente che internamente al pavimento pelvico.

 

Indicazioni per la riabilitazione del pavimento pelvico

Le condizioni dolorose e non, che vengono trattate con questo tipo di riabilitazione sono molte e qui di seguito elencheremo le più frequenti:

  • Incontinenza urinaria da sforzo, da urgenza o mista di cui parleremo nel dettaglio nel paragrafo successivo.
  • Incontinenza fecale.
  • Prolassi di vescica, utero, retto.
  • Dispareunia o dolore sessuale.
  • Disfunzioni sessuali.
  • Dolore pelvico cronico.

 

Incontinenza urinaria

In italia la percentuale è compresa tra l’8 e il 53% a seconda degli studi. La prevalenza di incontinenza urinaria nelle donne varia dal 10 al 40%. La prevalenza di incontinenza urinaria negli uomini sopra i 65 anni è minore rispetto alle donne. Solo il 20 % delle donne con incontinenza urinaria cerca un aiuto da un professionista sanitario.

L’incontinenza urinaria, come suggerisce il nome, è la perdita involontaria di urina e si suddivide in:

  • incontinenza urinaria da sforzo, quando la perdita involontaria di urina è presente durante gli sforzi (tossire, starnutire…)
  • incontinenza urinaria da urgenza quando la perdita involontaria di urina è accompagnata da un impellente e improcrastinabile bisogno di urinare
  • incontinenza urinaria mista quando la perdita involontaria di urina è associata ad urgenza e anche sforzi.
  • I fattori di rischio per l’incontinenza urinaria femminile sono:
  • gravidanza e parto
  • menopausa
  • invecchiamento
  • fattori iatrogeni come interventi chirurgici
  • sovrappeso
  • stazione eretta prolungata

i fattori di rischio nell’ uomo sono di tipo iatrogeno come ad esempio l’intervento chirurgico prostatico e/o uretrale.

I principi su cui e basata la riabilitazione del pavimento pelvico in caso di incontinenza urinaria sono:

  • rinforzare l’attività sfinterica uretrale e anale
  • rinforzare la muscolatura pelvica qualora venga diagnosticato un’ipotonia dei muscoli del pavimento pelvico
  • ripristinare la coordinazione e sinergia addomino-perineale
  • consigliare un adeguato e corretto comportamento minzionale.

Esercizi per il pavimento pelvico

Il perineo o pavimento pelvico è quel complesso di muscoli che sostiene tutti gli organi addominali. L’allenamento della muscolatura perineale rappresenta un’ottima strategia per combattere e prevenire molti fastidiosi disturbi, tra cui l’incontinenza urinaria. L’indebolimento dei muscoli pelvici provoca una discesa del collo della vescica; questo, a sua volta, causa un cattivo funzionamento dello sfintere interno che non riesce a rimanere chiuso in maniera soddisfacente in caso di sforzo anche minimo.

Contraete e tirate in dentro i muscoli attorno all’ano e alla vagina contemporaneamente, come se volesse trattenere la pipì. sollevandoli VERSO L’ALTO all’interno. Dovreste avvertire una sensazione di “sollevamento” ogni volta che contraete i muscoli del pavimento pelvico. Cercate di trattenere saldamente tale contrazione contando fino a 8 prima di lasciar andare e rilassarvi. Dovreste provare una distinta sensazione di “abbandono”. Ripetete l’esercizio (contrazione e sollevamento) e rilassatevi.

È importante riposarvi per circa 8 secondi tra una contrazione e l’altra. Se non riuscite a trattenere la contrazione per 8 secondi, cercate di trattenerla il più a lungo possibile. Mentre eseguite gli esercizi:

✔️non trattenete il respiro;

✔️contraete e sollevate soltanto;

✔️NON contraete le natiche;

✔️mantenete rilassate le cosce.

 

Per saperne di più leggi l’articolo completo  :

https://www.fisioterapiaitalia.com/terapie/riabilitazione-pavimento-pelvico/

 

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Esercizio Terapeutico

Esercizio Terapeutico

Al giorno d’oggi si sente sempre più spesso nominare il concetto di “esercizio” anche in ambito sanitario riabilitativo tanto che “l’esercizio terapeutico” è considerato una parte fondamentale nel processo di cura.

 

Cosa è la MET?

La MET è l’acronimo inglese di Medical Exercise Therapy, ed è il concetto di esercizio terapeutico per i pazienti che nasce nelle scuole di Terapia Manuale intorno agli anni ’60.

Quest’idea nasce con l’obbiettivo di istruire i pazienti per percorsi di auto esercizio regolari, in modo che: possano recuperare / migliorare le proprie capacita fisiche, di equilibrio e propriocezione senza correre il rischio di farsi male, e possano automatizzare delle regole e degli schemi di movimento che prevengano eventuali affezioni al sistema muscolo scheletrico.

L’esercizio in ambito fisioterapico è usato in tutti gli ambiti. Da un punto di vista psicologico, contribuisce a rendere il paziente consapevole del suo ruolo nel percorso terapeutico. L’idea che la persona si cosciente di essere parte attiva nel ciclo di guarigione permette di portare a termine gli obbiettivi prefissati, velocizzare i tempi di recupero e rendere meno stressanti le terapie e gli esercizi.

La cosa migliore è recarsi in un centro di fisioterapia specializzato e procedere ad una valutazione , che alle volte è anche gratuita.

 

Quali sono le componenti fondamentali dell’esercizio terapeutico?

Ogni esercizio terapeutico è costituito di cinque fattori che possono avere maggiore o minore rilevanza a seconda dell’obbiettivo dell’esercizio:

  • Forza
  • Velocità
  • Resistenza
  • Coordinazione
  • Mobilità

Queste cinque skills consentono di migliorare le capacità motorie della persona, sarà compito del fisioterapista specializzato saper valutare quale delle cinque necessità maggiore focus, così da impostare il piano di esercizi terapeutici più adatto alle esigenze del paziente.

 

Perché fare esercizi?

Questa è una delle domande che ci pongono i pazienti quando gli diciamo che il primo rimedio contro il loro mal di schiena è fare un’attività fisica regolare.

Alcuni dati sulle patologie causate dalla mancanza di esercizio. Un importante articolo pubblicato dall’Università di Oxford nel 2015 sostiene che: “A disease brought on, at least in part, by insufficient movement and exercise. Hypokinesis has been identified as an independent risk factor for the origin and progression of several widespread chronic diseases, including coronary heart disease, diabetes, obesity, and lower back pain”.

Ciò significa la riduzione del movimento è stata identificata come vero e proprio fattore di rischio per molte patologie croniche diffuse, tra le quali abbiamo la malattia coronarica, il diabete, l’obesità e il dolore lombare.

 

Come costruire un esercizio terapeutico?

Per pianificare gli esercizi terapeutici specifici è necessario l’intervento di uno specialista, però nel frattempo riteniamo utile darti qualche semplice indicazione.

Suddivideremo la pianificazione degli esercizi in vari step in modo da essere più chiari:

  • Fissare l’obbiettivo: qual è lo scopo dell’esercizio? Recuperare una buona performance cardiorespiratoria? Recuperare la forza degli arti inferiori? Recuperare la funzionalità di una spalla operata?
  • Il calcolo del peso, dei tempi e delle resistenze: come sai a seconda del tipo di esercizio, essi vengono effettuati con delle resistenze e dei tempi specifici. Un esercizio che miri alla resistenza, ad esempio, avrà dei tempi più lunghi e dei pesi minori rispetto a un esercizio per l’ipertrofia.
  • Il riscaldamento: è una fase fondamentale per prevenire traumi da sforzo e per aumentare le performance durante gli esercizi. Il riscaldamento è sempre un’attività aerobica il cui scopo è di aumentare la mobilità e l’idratazione dei tessuti prima dell’esercizio.
  • Esecuzione degli esercizi: soprattutto nel primo periodo è importante essere seguiti da un professionista al fine di effettuare i movimenti in modo ergonomico e corretto.
  • Fine degli esercizi: solitamente si pratica un’attività defaticante prima di interrompere definitivamente l’attività.

Per saperne di più leggi l’articolo completo  :

https://www.fisioterapiaitalia.com/terapie/esercizio-terapeutico/ 

 

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Fisioterapia Spalla : la storia di Paolo

Fisioterapia Spalla : la storia di Paolo

 

Mi chiamo Paolo M., ho 33 anni e vi racconto la mia “bella” storia.

 

Il 27 febbraio 2022 mentre praticavo snowboard, a causa di una caduta veramente “stupida” ho avuto una lussazione della spalla destra. 

Mi recai in pronto soccorso e dopo circa 2 ore arrivò l’ortopedico che con una manovra mi rimise la spalla in sede; mi venne messo il tutore con la prescrizione di tenere la spalla ferma per 3 settimane.

Finalmente arrivò il giorno del controllo e della dismessa del tutore, ma in ospedale era presente un altro ortopedico: io tutto tranquillo restai in reparto pensando ad un controllo più accurato visto che comunque la mobilità era veramente poca ed il dolore era veramente tanto! L’ortopedico mi guarda e mi dice: “ok puoi andare tranquillo che con pochi giorni ritorni alla mobilità completa!” Rimasi basito dicendo che la spalla mi fa male e non riesco a muoverla, ma lui niente mi fece cenno di non preoccuparmi…mi armai di pazienza pensando a chi telefonare uscendo dall’ospedale.

Chiamai subito il dott Lorenzo Rossi, fisioterapista di mia conoscenza dove mi sono trovato veramente bene già in passato per la riabilitazione al ginocchio. Una saggia decisione perché se non avessi fatto quella telefonata forse starei ancora con la spalla bloccata!

Dopo il percorso terapeutico previsto finalmente posso ritornare a fare i movimenti di prima e sono ritornato a praticare lo sport che amo.

Devo dire grazie a lui per la sua grande professionalità e preparazione sulla spalla e grazie al mio impegno e aderenza ai trattamenti ed a tutto il percorso terapeutico consigliato e praticato.

 

 

 

 

 

 

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Lussazione della Spalla

Lussazione della Spalla

La spalla è un’articolazione chiave del nostro organismo, grazie alla quale possiamo effettuare i movimenti dell’arto superiore.

Ci serviamo di questa articolazione in moltissime attività giornaliere: quando laviamo i denti, quando ci asciughiamo i capelli con il fono, quando mettiamo apposto i piatti nel mobile sopra il lavandino, quando ci vestiamo e quando portiamo le mani al volante della macchina.

La spalla inoltre, è una delle articolazioni più trattate negli sport, soprattutto quelli che richiedono un reclutamento importante dell’arto superiore come: il tennis, la pallavolo, la pallanuoto, la pallacanestro, il pugilato, il portiere nel calcio, il tiro con l’arco e la ginnastica artistica.

Traumi importanti alla spalla possono incidere pesantemente nella qualità di vita della persona e nella carriera di un atleta professionale, per questo motivo è bene essere informati e farsi trattare dai migliori specialisti del campo.

La stabilità della spalla

La spalla è un’articolazione caratterizzata da un’ampia capacità di movimento, proprio per questo motivo rientra nella classificazione delle enaratrosi, ossia tutte quelle articolazioni che hanno la capacità di muoversi sui tre piani dello spazio.

Nella spalla stabile tutti i rapporti tra le strutture che la compongono come capsula, muscoli e legamenti sono in perfetto equilibrio.

Se questa grande mobilità della spalla ci permette di muovere in moltissime direzioni l’arto superiore, c’è anche da dire che espone l’articolazione a maggiori fattori di rischio, tra i quali le lussazioni di cui parliamo in questo articolo e che sono l’episodio più drastico della spalla instabile.

Ma cosa significa spalla instabile?

La spalla è definita “instabile” quando la testa dell’omero nel corso del movimento non rimane ben centrata all’interno della cavità glenoidea della scapola che la contiene in parte.

Tale condizione di instabilità articolare può essere generata da molti fattori, che possono coesistere nella stessa condizione.

Tra questi fattori ricordiamo:

  • una situazione di lassità del tessuto connettivo, e quindi dei tessuti periarticolari come i muscoli, la capsula e i legamenti
  • delle alterazioni nello sviluppo dei capi ossei,
  • un deficit del controllo motorio, ad una eccessiva elasticità o anche da tutti e tre i fattori. Questo elemento è il più comune, e presente in moltissime condizioni dolorose della spalla, poiché è alla base di qualsiasi disfunzione di movimento.
  • eventi traumatici nei quali le strutture deputate alla stabilità cedono, e vi è la fuoriuscita parziale o totale della testa dell’omero dalla sua normale sede articolare.

Cosa significa “lussazione”?

La lussazione è la perdita totale del rapporto tra due o più capi articolari.

Nel caso di spalla si parla quasi sempre della lussazione dell’articolazione glenomeraletra omero e cavita glenoidea della scapola, è ben noto che, di tutte le lussazioni traumatiche, quella della spalla sia di gran lunga la più frequente, incidendo nelle varie statistiche delle lussazioni articolari per ben il 50% dei casi.

La ragione di questa importante incidenza sta nella particolare struttura anatomica dell’articolazione.

Le lussazioni di spalla avvengono quasi sempre anteriormente, cioè la testa omerale fuoriesce davanti, poiché è la zona più vulnerabile poiché protetta solo da tre piccoli legamenti.

 

Quali sono i sintomi della lussazione alla spalla?

La lussazione della spalla è un infortunio piuttosto doloroso ed è facilmente riconoscibile da tre elementi principali:

  • dolore acuto in tutta la regione della spalla;
  • deficit funzionale della spalla: è impossibile effettuare moviementi;
  • esame visivo: anche un non esperto di spalle, sarebbe capace di individuarne una lussazione a causa dell’evidente mal posizione della testa dell’omero, soprattutto nelle lussazioni anteriori la cui fuori uscita dalla normale sede anatomica è evidente. Nei casi peggiori la lussazione è anche esposta, cioè l’omero oltre a fuori uscire dalla sede anatomica è uscito anche dallo strato epidermico, ma si tratta di avvenimenti molto rari. All’esame palpatorio la lussazione di spalla si riconosce come “scivolata” sotto l’ascella (lussazione anteriore) o dietro di essa (lussazione posteriore).

Come si curano le lussazioni di spalla?

Il trattamento della spalla instabile va accuratamente valutato, e varia da persona a persona in funzione di diversi elementi da prendere in esame come:

  • Età del paziente
  • Qualità di movimento dell’articolazione
  • Storia clinica della persona
  • Evento che ha prodotto la lussazione
  • Il tipo di lussazione
  • Numero di lussazioni
  • Ecc…

In linea generale, molto generale, se si tratta di un solo evento lussativo dove la spalla è tornata in sede facilmente è probabile che possa essere sufficiente il trattamento conservativo fisioterapico, mentre nei casi in cui si hanno due o tre recidive è necessaria una stabilizzazione chirurgica con tecniche artroscopiche e artrotromiche che possono essere più o meno invasive a seconda dei casi.

Per saperne di più leggi l’articolo completo  :

https://www.fisioterapiaitalia.com/patologie/spalla/la-lussazione-della-spalla/

 

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