Esercizio terapeutico: la cura che funziona

Esercizio terapeutico: la cura che funziona

L’esercizio terapeutico non è “solo movimento” o fitness fatto da soli a casa: è un intervento terapeutico mirato, pensato e progressivamente adattato dal fisioterapista per ridurre il dolore, migliorare la funzione e la performance motoria e prevenire le recidive. Questo approccio non è basato su opinioni, ma su evidenze scientifiche dimostrate in studi clinici e revisioni scientifiche.

Cos’è l’esercizio terapeutico?

L’esercizio terapeutico è un programma di esercizi personalizzati progettato per:

  • migliorare forza, stabilità e controllo motorio
  • aumentare mobilità e funzionalità articolare
  • ridurre e controllare il dolore e le limitazioni funzionali
  • promuovere l’autonomia del paziente nella gestione della propria condizione

Non è un set generico di esercizi: è una “prescrizione” clinica, cioè, dosata, valutata e adattata in base alle condizioni specifiche del paziente, rispetto ad età, salute ed obiettivi.

La scienza lo conferma: cosa dicono le evidenze

 Efficacia nei disturbi muscolo-scheletrici

Una rassegna di oltre 100 revisioni sistematiche ha concluso che l’esercizio terapeutico è efficace in molte condizioni croniche, tra cui osteoartrite del ginocchio e lombalgia sub-acuta o cronica, e utile per problemi respiratori e vascolari.

In particolare, per il mal di schiena cronico, centinaia di studi randomizzati controllati mostrano che l’esercizio riduce il dolore più di altro trattamento, cura abituale o placebo.

Una metanalisi di studi clinici ha evidenziato che l’esercizio terapeutico è efficace nel migliorare dolore e funzione nella spalla dolorosa rispetto ad altri interventi.

La maggior parte delle linee guida internazionali di pratica clinica raccomanda almeno un tipo di esercizio supervisionato per la gestione del dolore alla schiena e al collo e suggerisce ai pazienti di restare attivi come parte del trattamento.

Ma perché l’esercizio funziona davvero?

La ricerca suggerisce che gli effetti benefici derivano da più meccanismi:

Effetti fisici

  • Miglioramento della forza e dell’equilibrio muscolare
  • Maggiore controllo e stabilità delle articolazioni
  • Aumento del flusso sanguigno locale

Modulazione del dolore

L’esercizio può influenzare i meccanismi di percezione del dolore nel sistema nervoso centrale, riducendo sensibilità e paura del movimento.

L’esercizio modifica la percezione del dolore attraverso meccanismi neurofisiologici che coinvolgono il sistema nervoso centrale e periferico. Inoltre, migliora la produzione di endorfine e la modulazione dei segnali dolorosi.

Con l’esercizio si favorisce l’adattamento dei tessuti e la capacità di carico per affrontare le attività della vita quotidiana con meno sintomi e più fiducia.

 

Dolore acuto vs. cronico: cosa cambia?

La ricerca distingue tra:

  • lombalgia acuta (dolore recente): l’evidenza mostra che gli esercizi da soli non sono sempre più efficaci di altre cure o della semplice attesa, probabilmente perché la prognosi naturale tende a migliorare nel tempo senza terapia specifica.
  • lombalgia cronica: qui invece il movimento terapeutico risulta più efficace nel ridurre dolore e limitazioni rispetto alla mancanza di trattamento.

Questo non significa che l’esercizio non abbia un ruolo nell’acuto: può aiutare il ritorno all’attività funzionale e prevenire la cronicizzazione se integrato in un programma di cura. La maggior parte delle linee guida vede ancora nel movimento uno strumento utile in un contesto clinico più ampio.

 Il ruolo del fisioterapista specializzato ed esperto:

La differenza tra fare esercizio e fare esercizio terapeutico sta nella gestione del percorso da parte del fisioterapista, attraverso:

✔️ una valutazione iniziale accurata
✔️ la scelta di esercizi basata sulle esigenze del paziente
✔️ una progressione controllata e monitorata
✔️ l’adattamento di frequenza, intensità e carico

Questo è ciò che trasforma un esercizio generico in una terapia efficace.

 

 

📌 ATTENZIONE!

L’esercizio terapeutico è più di “muoversi”: è una strategia basata sulle evidenze che può ridurre dolore, migliorare la funzione e aumentare la qualità della vita nelle persone con disturbi muscoloscheletrici e condizioni croniche. Anche se gli effetti possono variare da individuo a individuo, la scienza supporta il suo ruolo centrale nella riabilitazione moderna.

📚 Riferimenti principali

  1. Van Tulder et al. Effectiveness of exercise therapy: a best-evidence summary of systematic reviews — evidenza di efficacia in diverse condizioni croniche.
  2. Cochrane Review: Exercise therapy for chronic low back pain — terapia di esercizio probabile efficace per lombalgia cronica.
  3. Evidence sulle differenze tra lombalgia acuta e cronica — evidenza modesta o nulla nell’acuto, più forte nel cronico.
  4. Meta-analisi recente sui protocolli di esercizio per lombalgia con effetti significativamente positivi.

Dott. Lorenzo Rossi

Fisioterapista specializzato in terapia manuale
Specializzato nei disordini cranio-cervico-mandibolari

 

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Correlazione tra cervicale e cefalee

Correlazione tra cervicale e cefalee

La ricerca scientifica dimostra una forte associazione tra disordini cervicali e:

  • Cefalea di Tipo Tensivo  >80% dei casi  
  • Emicrania >70% dei casi
  • Cefalea di Tipo Tensivo > Emicrania 90% dei casi

(Liang 2019, Ludtke 2017, Ferracini 2017, Ashina 2015, Lampl 2015)

Comorbidità

L’80% delle persone con emicrania ha dolori cervicali durante tutto il ciclo emicranico (Ashina S et al 2015, Lampl L et al 2015)

Il dolore al collo è più frequente della nausea (Calhoun AH 2011)

La presenza di dolore cervicale è correlata ad una presentazione clinica peggiore, riduce l’effetto dei farmaci e rinforza la disabilità della condizione (Bragatto MM et al 2019, Calhoun AH et al 2011, 2014)

La percezione di tensione dei muscoli del collo è correlata ad attacchi più forti di emicrania, a fasi interictali più brevi e favorisce la persistenza del disordine (Ferracini GN et al 2017)

Il 93% delle persone con emicrania presenta almeno tre disfunzioni muscolo-scheletriche a carico del rachide cervicale e/o dell’ATM     (Luedtke K et al 2018)

La forza muscolare dei flessori ed estensori del collo è ridotta e la debolezza degli estensori è correlata ad un aumento dell’intensità e frequenza degli attacchi (Florencio LL et al 2015, Tolentino GA et al 2018)

La presenza di dolore e disordini cervicali è più marcata nelle persone con emicrania cronica (Oliveira-Souza AIS et al 2019)

Il 95-100 % dei pazienti con emicrania e TTH riporta dolore riferito alla testa con stimolazione manuale di specifiche aree cervicali, cosa che non avviene in soggetti sani ( Watson & Drummon 2012-2014 )

 

Ecco il motivo per valutare, sempre, e trattare con metodo scientifico e validato la cervicale e l’articolazione temporo-mandibolare (ATM), dei pazienti con cefalee primarie.

Ecco il motivo per il quale i pazienti trattati con la fisioterapia specializzata, riducono gli attacchi in frequenza, intensità e riducono il consumo di farmaci

Dott. Lorenzo Rossi

Fisioterapista specializzato in terapia manuale
Specializzato nei disordini cranio-cervico-mandibolari

 

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Capire il mal di testa

Capire il mal di testa


Il mal di testa può sembrare complesso e confonderti.
Basti pensare alle numerose visite mediche, alle indagini, ai trattamenti falliti, ai farmaci, all’impatto sulla vita sociale e lavorativa e personale.
Per aiutarti a capire il Mal di Testa, usiamo una metafora: un misuratore per liquidi.
Immagina di riempire questo misuratore/contenitore: se l’acqua continua ad essere versata ad un certo punto uscirà fuori.
                                                                                                                                                                                                                          Il meccanismo del Mal di Testa è lo stesso del misuratore di liquidi.
Nel nostro sistema nervoso ci sono numerosi centri e nuclei che funzionano come tanti misuratori d’acqua. Infatti, ricevono, filtrano ed elaborano, continuamente, tantissime informazioni dalle periferie (della cute, dei muscoli, delle articolazioni del collo e della bocca, dai visceri, dai vasi sanguigni e dai nervi stessi), che tendono a riempirli.
                                                                                                                                                                                                                          Ogni stimolo interno o esterno al corpo fornisce un’informazione.
Tutte queste informazioni, man mano filtrate, riempiono i misuratori che hanno vari livelli. Finché non si raggiunge il livello di strabordo, tutto va bene.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                Quando le info sono troppe, si raggiunge la soglia massima e “l’acqua straborda”: ecco che il Mal di Testa inizia.
                                                                                                                                                                                                              Emozioni, stress lavorativo o di relazione, trattamenti o cure fallimentari, le preoccupazioni familiari, la paura, l’ansia, le responsabilità, la fatica, i traumi fisici, le disfunzioni muscolari, articolari, altre patologie, altri dolori, movimenti esagerati, posture stressanti, tutte queste cose sono stimoli che possono facilitare e velocizzare lo strabordo.
                                                                                                                                                                                                                        Alcune studi scientifici, considerano l’attacco di emicrania/cefalea, come una “cura”, una “protezione” che lo stesso sistema nervoso mette in campo, per proteggersi! Quindi un reset, uno “svuotamento” per eliminare elementi di troppo,
fare spazio…per ripartire meglio.
Capire il Mal di testa è alla base di un percorso terapeutico efficace e per avere una qualità di vita migliore!

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Movimento e Allenamento

Movimento e Allenamento

Tutto il nostro corpo è progettato per muoversi.
Pensiamo al piede, organo straordinario che si adatta alle asperità del suolo per consentire la locomozione.
Pensiamo alla colonna vertebrale che con le sue vertebre assicura flessibilità e allo stesso tempo capacità di sopportare carico.
Pensiamo alla mano coi suoi movimenti fini che consentono la di prendere oggetti e di accarezzare delicatamente il volto di un bambino.

Tutto è stato progettato per muoversi e la forma del nostro corpo è plasmata dai movimenti che facciamo seguendo la regola che: “la forma è il risultato della funzione”

La forma è il risultato della funzione

Spieghiamo questo concetto partendo dall’inizio.

Quando il nascituro si trova nel grembo materno la posizione che assume è quella fetale. La colonna vertebrale presenta una unica curvatura con la parte concava rivolta in avanti (cifosi) come fosse una lettere “C”. Dopo la nascita il neonato non controlla in un primo momento la posizione del capo e, quando questo avviene, si forma a livello della colonna cervicale una nuova curva avente la concavità opposta (lordosi) a quella già presente.
Successivamente il bimbo acquisirà la posizione eretta per camminare e questo determinerà la formazione di una nuova curva a livello lombare (lordosi) che è il risultato della tensione di alcuni muscoli che uniscono l’anca alla colonna vertebrale.

La nostra colonna vertebrale presenta pertanto tre curvature: La cifosi dorsale, che è la prima a strutturarsi, la lordosi cervicale e quella lombare che sono frutto della funzione che la colonna deve assolvere.
Con questo semplice esempio abbiamo conferma che la forma è governata dalla funzione motoria. 

 

Com’è organizzato il movimento umano?

Ciò che sappiamo è che esistono delle aree della corteccia cerebrale (la parte più esterna del cervello dal caratteristico colore grigio) che sono responsabili del movimento.

Inizialmente pensavamo che in queste aree cerebrali ci fosse scritto il singolo muscolo ma ciò che abbiamo capito successivamente che nelle aree cerebrali ci sono scritte le funzioni.

 

Come interviene il fisioterapista

Il fisioterapista, infatti, nella scelta dell’esercizio terapeutico più idoneo da somministrare ad un paziente deve tenere conto di questo principio fornendo una serie di esercizi che possano riallenare le diverse funzioni del paziente. 

Ad esempio in un soggetto che ha sofferto di una qualche patologia alla spalla si possono dare esercizi volti ad indicare una direzione, seguendo semplicemente il profilo di un oggetto. Questo esercizio può essere eseguito con o senza un peso al fine di aumentare l’intensità dell’esercizio stesso. Oppure si possono dare esercizi finalizzati alla prensione di oggetti o al lancio di oggetti. 
Sebbene tutti questi esercizi coinvolgano gli stessi gruppi muscolari implicano, come già detto, schemi di attivazione differenti. 
La specificità dell’esercizio è un elemento estremamente importante sia per chi vuole allenarsi in maniera adeguata e, lo è ancor di più, quando si parla di recuperare una funzione momentaneamente persa.

Importante è considerare anche le possibili integrazioni che il movimento e l’allenamento oggi stanno avendo con varie tecnologie come ad esempio alcuni sistemi per la tecarterapia che stanno implementando interfacce dinamiche per l’utilizzo in allenamento.

L’era del mero rinforzo muscolare è terminata ed ha lasciato il posto all’esercizio funzionale.

Un esercizio che rende il recupero più specifico e quindi, che determina risultati più veloci.

Per saperne di più leggi l’articolo completo  :

https://www.fisioterapiaitalia.com/terapie/movimento-e-allenamento/ 

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Emicrania e Cefalea Tensiva: rimedi e terapia manuale

Emicrania e Cefalea Tensiva: rimedi e terapia manuale

Le Cefalee primarie sono disordini neuro-funzionali senza una causa specifica come può accadere per una malattia o infezione. Per questo motivo si parla di eziopatogenesi multifattoriale perché numerosi fattori (fisici, psico-emotivi, ambientali, alimentari etc) concorrono alla loro insorgenza, alla loro espressione sintomatologica e al loro sviluppo e peggioramento nel tempo.

Sono stati identificati alcuni meccanismi disfunzionali precisi e comuni ad alcune forme, come la sensibilizzazione del sistema nervoso, cioè la sua ipersensibilità e ipereccitabilità a seguito dell’esposizione a fattori stressanti e provocativi.

Le forme più comuni sono:

  • la Cefalea Tensiva;
  • l’Emicrania.
  • le Cefalee Autonomiche Trigeminali (TACs) che comprendono la Cefalea a Grappolo, e altre forme primarie di cefalea.

La Terapia Manuale o Manipolativa Ortopedica o Osteopatica (OMT) è una terminologia specifica con cui si indicano trattamenti manuali ed esercizi specifici eseguiti da fisioterapisti o osteopati con una formazione universitaria specifica per trattare il dolore e le disabilità neuro-muscolo-scheletriche. Include tecniche valutative osservative e palpatorie, tecniche di mobilizzazione e manipolazione articolare e miofasciale – anche assistita da strumentazioni varie – ed esercizi correttivi specifici più allenamento riabilitativo.

Nonostante le difficoltà della ricerca scientifica, il numero di studi clinici relativi alla terapia manuale ed al trattamento di comorbidità muscolari nelle cefalee primarie continua a crescere, dimostrandone l’efficacia. Questo tipo di trattamenti che combinano varie tecniche manuali ed esercizi viene generalmente cercato a posteriori dai pazienti, oppure in alternativa o in complemento alle terapie farmacologiche.

I principali vantaggi della Terapia Manuale:

  • riduzione dell’uso di farmaci,
  • assenza di effetti avversi e controlaterali,
  • riduzione o eliminazione di sintomi a livello cervicale o temporomandibolare,
  • miglioramento della capacità di movimento e della coordinazione e tonicità neuro-muscolare.

Clinicamente la terapia manuale e gli esercizi riducono o eliminano tutte quelle fonti di dolore periferico (muscolare, fasciale, articolare, nervoso) e le relative disfunzioni di movimento che, in base al momento di vita della persona, possono funzionare come fattori stressanti, o irritanti (sensibilizzanti), o triggers (scatenanti) delle cefalee primarie.

Linee Guida e studi clinici

La letteratura scientifica internazionale è ormai popolata di studi, analisi e revisioni che avvalorano l’efficacia della terapia manuale, dell’esercizio terapeutico e di altre forme di trattamenti paralleli e alternativi alle strategie farmacologiche. Questi “nuovi approcci terapeutici” contribuiscono a ridurre il numero degli attacchi, la loro intensità e, quindi, a ridurre la disabilità nelle pazienti.

In sintesi, già 10 anni fa avevamo evidenze scientifiche buone sull’efficacia della terapia manuale soprattutto nel trattamento della cefalea tensiva, in particolare cronica. Di conseguenza, pazienti con tale diagnosi dovrebbero essere indirizzati o quantomeno invitati a considerare interventi di terapia manuale specializzata, in alternativa o complemento ai trattamenti farmacologici.

Per saperne di più leggi l’articolo completo  :

https://www.clinicadelmalditesta.com/2023/06/04/emicrania-e-cefalea-tensiva-rimedi-e-terapia-manuale/ 

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